orge
Il Compleanno di Jane parte1 di 3
giorgal73
18.05.2026 |
897 |
2
"Tania si sdraiò sotto di lei, a testa in giù, e cominciò a leccarle il clitoride con la lingua mentre veniva scopata..."
Premessa:Fate un salto nel passato con me.
Tornate al 6 dicembre 2025, il giorno del compleanno della mia amica. Quella sera non era solo una festa: era il momento in cui tutto ha preso fuoco. Le risate, gli sguardi, le carezze che hanno iniziato a scivolare più audaci, i confini che si sono sciolti uno dopo l’altro tra le ombre e la musica.
Solo ora, dopo mesi, sono riuscito a mettere nero su bianco i ricordi di quella notte e le emozioni che ancora mi fanno tremare. Non è solo una storia: è il mio dono tardivo, privato, sincero. Spero che vi arrivi come una carezza calda sulla pelle, che vi faccia sorridere… e magari accendere qualcos’altro.
Perdonatemi le piccole inesattezze sui vestiti, sui dettagli e su qualche momento reso sfocato dal desiderio. La memoria a volte si perde tra gemiti soffocati e mani che esplorano. Abbiate pietà di me e lasciatevi trasportare.
Benvenuti nella mia notte del 6 dicembre 2025. Il racconto è diviso in tre parti, leggetele tutte per non fare un torto a Jane.
------- Parte 1 di 3 -------
Ieri era mercoledì e, come ogni settimana, ho passato la serata al Certe Notti con i soliti amici. Il locale pulsava di quella musica bassa e sensuale che sembra accarezzarti la pelle. Prima di andarmene, Jane mi si avvicinò. Indossava un vestitino aderente color borgogna che le stringeva il seno e le lasciava le gambe nude fino alle cosce. Si chinò su di me, il suo profumo caldo e leggermente speziato mi avvolse, e mi sussurrò all’orecchio con quella voce roca e maliziosa che conoscevo fin troppo bene:
«Venerdì è il mio compleanno. Lo festeggio al Femme Chic. Appuntamento alle dieci. Vieni, ti prego… mi farebbe davvero piacere».
Le sue labbra sfiorarono il lobo del mio orecchio. Sentii il calore del suo respiro e il leggero tocco dei suoi denti. Non potevo rifiutare. Jane era sempre stata la più focosa, la più senza freni del gruppo. E io… io amavo guardarla perdersi.
Venerdì arrivai puntuale. Il parcheggio del Femme Chic era già mezzo vuoto quando entrai. Appena superai la sbarra vidi quel tizio alto e magro, con l’aria da guardiano troppo zelante, che mi fece segno secco di fermarmi.
«Parcheggia là, vicino al muro», disse con tono piatto.
Non lo degnai nemmeno di una risposta e provai a infilarmi in un altro posto libero. Lui protestò subito, alzò la voce, si avvicinò all’auto. Alla fine, per non perdere tempo, parcheggiai dove voleva. Scendendo sentii che borbottava qualcosa, ma non gli diedi retta. Non era la sera per litigare con un parcheggiatore.
Appena mi avvicinai all’ingresso vidi Jane e Tania che chiacchieravano. Jane indossava un vestito nero corto, di quelli che sembrano fatti apposta per essere tolti con un solo gesto. Le gambe nude, le scarpe con il tacco che le allungavano la figura. Tania un tubino rosso aderente che le modellava il corpo in modo scandaloso: curve morbide, vita stretta, e quel qualcosa di indefinibile che la rendeva ancora più eccitante. Non appena mi videro mi saltarono addosso. Jane mi baciò sulla bocca, lingua calda e decisa. Tania mi strinse forte contro di sé e mi diede un bacio umido, lento, prolungato, con quella sua vocina dolce che sapeva sempre come farmi drizzare i peli sulla nuca.
«Sei arrivato!», esclamò Jane eccitata, gli occhi che le brillavano già. «Stasera voglio divertirmi da morire».
Arrivarono anche Angelica e suo marito. Angelica aveva la gamba sinistra ancora ingessata fino al ginocchio e camminava con le stampelle, ma rideva e scherzava lo stesso, il viso luminoso sotto i capelli che svolazzavano nella brezza serale. Iniziammo a cazzeggiare tutti insieme vicino all’entrata, tra sigarette e battute leggere. L’aria era già carica di qualcosa di elettrico.
Poi arrivò di nuovo lo strano tizio del parcheggio. Si avvicinò al gruppo e puntò il dito contro l’auto di Tania.
«Quella macchina è nel posto sbagliato. Deve spostarla».
Tania lo guardò con i suoi occhi grandi e scuri, inclinò leggermente la testa e, con la sua vocina morbida e insinuante, rispose:
«Ma dai… non vedi che sto festeggiando il compleanno della mia amica? Poi la sposto, promesso».
Il tizio insistette. Tania sospirò, mi lanciò un’occhiata complice, poi si avvicinò a lui, gli mise una mano leggera sul braccio e gli disse qualcosa all’orecchio con quel tono vellutato che usava quando voleva ottenere qualcosa. Dopo qualche minuto di prese in giro da parte di tutti, alla fine andò a spostare l’auto. Quando tornò si sistemò il vestito rosso, rise e si passò una mano tra i capelli.
«Adesso possiamo entrare?».
Le porte del club si aprirono. Salimmo tutti al primo piano. Il locale era ancora vuoto, luci soffuse, musica che saliva. Al centro un lungo tavolo con il buffet. Poco dopo arrivò la torta con le candeline. Cantammo “Tanti auguri a te”, Jane soffiò, tutti applaudirono. Lentamente il locale si riempì dandoci la possibilità di festeggiare la nostra amica con tranquillità. Poi, la gente del club iniziò a interagire, si avvicinò, fece gli auguri e qualche uomo strizzava l’occhio con evidente desiderio. Jane era al centro dell’attenzione e le brillavano gli occhi. Ogni tanto mi cercava con lo sguardo e mi sorrideva.
Il club si riempì sempre di più. La musica salì di volume. Fu allora che Tania, con quella sua vocina morbida e vellutata che sapeva sempre come eccitare l’intera stanza, si mise in piedi su una sedia e annunciò:
«Ragazzi… la festa vera inizia di sopra. Sul lettone centrale. Chi vuole “ballare” … venga con noi».
Ci fu un attimo di silenzio carico di elettricità. Poi diversi uomini e qualche coppia si misero in movimento. Io guardai Jane. Lei mi sorrise e mi fece un cenno con la testa.
«Saliamo?» mi chiese, già eccitata.
«Certo», risposi. «Ma questa sera sarò un semplice spettatore».
Jane mi strizzò l’occhio. «Come vuoi… ma goditela lo stesso».
Salimmo al piano di sopra. La sala era grande, illuminata solo da luci rosse soffuse che sembravano bagnare ogni cosa di sangue caldo. Al centro dominava un enorme lettone rotondo, largo almeno tre metri. Intorno divanetti bassi, un paio di poltrone comode. L’aria era già calda, profumava di pelle, di eccitazione, di sesso che stava per esplodere. La gente iniziò subito a spogliarsi.
Jane fu la prima. Si tolse il vestito nero con un solo movimento fluido e rimase completamente nuda. Il suo corpo era perfetto: seni sodi e rotondi con capezzoli già duri, vita stretta, fianchi larghi, culo pieno e sodo, una fica rasata perfettamente, le labbra già gonfie e lucide di eccitazione. Si sdraiò al centro del letto come una regina, spalancò le gambe senza vergogna e iniziò a toccarsi lentamente il clitoride, guardandoci tutti con quel sorriso da predatrice.
Subito tre uomini si avvicinarono. Uno si inginocchiò tra le sue cosce e iniziò a leccarla con avidità, la lingua larga che le percorreva tutta la fica bagnata. Jane gemette forte, arcuando la schiena, una mano tra i capelli dell’uomo. Un altro le mise il cazzo davanti alla bocca e lei lo prese subito, succhiandolo con fame, le guance incavate, gli occhi socchiusi dal piacere. Il terzo le accarezzava i seni, pizzicandole i capezzoli con forza.
Tania si spogliò a sua volta. Sotto il tubino rosso aveva un body di pizzo nero che le fasciava il corpo. Si inginocchiò accanto a Jane e prese a succhiare il cazzo dell’uomo che Jane stava pompando con la bocca, alternandosi con lei. Le loro lingue si incontravano sul glande, si leccavano a vicenda, scambiandosi fili di saliva e precum. Tania leccava anche le palle dell’uomo, poi risaliva e baciava Jane con il cazzo in mezzo, un bacio sporco, profondo, che faceva venire voglia di guardare per sempre.
Intanto il primo uomo si alzò, si posizionò tra le cosce di Jane e strofinò la cappella gonfia contro la sua fica bagnata. Poi lo spinse dentro con un colpo solo, deciso. Jane gemette forte intorno al cazzo che aveva in bocca, il corpo che sussultava. Cominciò a scoparla con ritmo deciso, i fianchi che sbattevano contro le sue cosce, il suono umido e ritmico della fica che accoglieva quel cazzo riempiva la stanza.
Io mi sedetti su una delle poltrone laterali, Little Joe già duro e dolorante nei pantaloni. Non avevo intenzione di partecipare. Volevo solo godermi lo spettacolo.
Ogni dettaglio.
Ogni suono.
Ogni goccia.
La signora matura arrivò poco dopo. Doveva avere più di sessantacinque anni, capelli sale e pepe raccolti in uno chignon elegante, un corpo ancora formoso e curato, pelle chiara e morbida. Indossava solo un perizoma di pizzo nero e un reggiseno coordinato. Si avvicinò al letto senza esitazione, con la sicurezza di chi sa esattamente cosa vuole. Uno dei ragazzi più giovani la guardò con desiderio evidente. Lei gli sorrise, si sdraiò accanto a Jane e aprì le gambe con eleganza.
«Vieni qui, bello», disse con voce roca e calda. Il ragazzo si posizionò tra le sue cosce e la penetrò con un gemito. La signora matura chiuse gli occhi per un secondo, poi gemette e cominciò a baciarsi con Jane, le loro lingue che si intrecciavano avidamente mentre entrambe venivano scopate. Era uno spettacolo incredibile: la giovane focosa e la matura esperta, fianco a fianco, che si baciavano e godevano insieme.
Angelica, con la sua gamba ingessata, si sistemò su una delle poltrone più vicine al letto. Suo marito le si inginocchiò davanti e le leccò la fica con calma, facendo attenzione a non urtare il gesso. Angelica guardava la scena con gli occhi lucidi di eccitazione, una mano tra i capelli del marito, l’altra che si stringeva un seno. Ogni tanto allungava la mano libera e accarezzava la coscia di Jane o toccava il culo di Tania quando passava vicina. Il marito le accarezzava le cosce e le diceva cose sporche a bassa voce.
Tania si alzò in ginocchio sul letto. Prese il cazzo di un altro uomo che aspettava il suo turno e lo succhiò profondamente, facendolo diventare durissimo in pochi secondi. Le sue labbra scivolavano su e giù, la lingua che lavorava sotto la cappella. Poi lo guidò verso la bocca di Jane, che lo accolse subito con un gemito di piacere. Tania si posizionò dietro Jane, le aprì ancora di più le gambe e iniziò a leccarle il clitoride con foga mentre l’uomo la scopava. Jane urlava di piacere, il suono attutito dal cazzo in bocca. Ogni tanto Tania allungava la lingua anche sul cazzo che entrava e usciva dalla fica di Jane, leccando entrambi.
Dopo qualche minuto, l’uomo che stava scopando Jane venne. Si tirò fuori all’ultimo momento, si tolse il preservativo e schizzò fiotti di sperma caldo sul ventre e sui seni di Jane. Tania si chinò subito e leccò via tutto con la lingua, raccogliendo ogni goccia bianca, poi baciò Jane passandole lo sperma da bocca a bocca in un bacio lento e sporco. Vidi le loro lingue che si cercavano, lo sperma che le univa.
Un altro uomo prese subito il posto. Questa volta Jane si mise a pecorina, il culo in alto, la schiena inarcata. Il tizio la penetrò da dietro con forza, tenendola per i fianchi, i colpi secchi e profondi. Gli schiaffi delle palle contro le sue cosce riempivano la stanza. Tania si sdraiò sotto di lei, a testa in giù, e cominciò a leccarle il clitoride con la lingua mentre veniva scopata. Ogni tanto allungava la lingua anche sul cazzo che entrava e usciva dalla fica bagnata di Jane. Jane gemeva forte, la voce rotta dal piacere.
La signora matura intanto era stata girata a pecorina anche lei e un altro uomo la stava scopando con vigore. Gemevano entrambe, le due donne che si guardavano negli occhi mentre venivano usate. Jane allungò una mano e le accarezzò il viso, poi le infilò due dita in bocca. La signora le succhiò le dita mentre veniva scopata.
Angelica, relegata sulla sua poltrona per via del gesso che le immobilizzava la gamba, si era ormai lasciata andare completamente. Aveva preso in bocca il cazzo del marito, che le si era avvicinato stando in ginocchio davanti a lei, e lo succhiava con una lentezza quasi cerimoniale, gli occhi incollati al lettone al centro della stanza. Ogni tanto, quando lui si chinava per sussurrarle qualcosa di particolarmente sporco all’orecchio, le si increspava un sorriso all’angolo della bocca, e Angelica rispondeva succhiando più forte, quasi a volerlo premiare per le parole. Il marito la guardava con una possessività tenera, le accarezzava i capelli, le posava la mano sulla guancia come se volesse fissare per sempre quella scena nella memoria. Lei non smetteva di seguirlo con lo sguardo, e quando lui, tra un sussurro e l’altro, le schioccava un bacio sulla fronte, Angelica gemeva piano.
Con la mano libera si toccava il clitoride. Il gesso la obbligava a restare semisdraiata, ma il desiderio che la faceva ondeggiare sull’imbottitura della poltrona bastava a compensare ogni limite.
Non ci mise molto ad attirare l’attenzione di altri due uomini, forse colpiti dal contrasto fra la sua immobilità e la fame con cui si era impossessata del marito. Li vide avvicinarsi, uno dei due con lo sguardo acceso e un po’ arrogante, l’altro più giovane, forse appena maggiorenne, che la guardava con soggezione e curiosità. Il marito non protestò. Al contrario, si sollevò leggermente per lasciare spazio, le carezzò la guancia e, con una specie di orgoglio, le prese la mano invitandola ad allungarla verso il cazzo già pronto del primo dei due. Angelica assecondò subito il gesto. Ora maneggiava due cazzi contemporaneamente: uno nella bocca, uno tra le dita. Li alternava, li succhiava entrambi, facendoli scivolare sulle labbra lucide, mentre il marito - sempre più eccitato - la sorreggeva con una mano dietro la nuca, come un direttore d’orchestra che vuole che la propria sinfonia venga eseguita alla perfezione.
Il più giovane dei due uomini si inginocchiò dall’altra parte della poltrona, vicino alla gamba ingessata. Angelica lo guardò negli occhi e gli fece un sorriso tenero, quasi materno. Lo prese tra le mani e gli guidò il cazzo verso la bocca, alternandolo con quello del marito. Ogni tanto, quando aveva entrambi i cazzi davanti al viso, li strofinava insieme, facendo in modo che si toccassero, poi li succhiava entrambi, le guance che si riempivano e svuotavano, la bocca che sembrava non stancarsi mai. L’altro uomo non resse a lungo e si chinò su di lei, baciandole il collo e mordicchiandole il lobo dell’orecchio mentre le sussurrava parole ancora più feroci. Angelica, sopraffatta dal piacere, chiudeva gli occhi e gemeva con la bocca piena.
------- NOTA -------------
Ehi tu che sei arrivata fino in fondo… se questo racconto ti ha fatto accendere qualcosa dentro, lasciami un commento! Mi farebbe davvero piacere sapere cosa ne pensi.
E se sei una lettrice che si è sentita particolarmente colpita dalle mie parole… be’, chi lo sa? Magari organizziamo un’avventura vera insieme, con te come protagonista assoluta.
Io posso essere il tuo menestrello libertino, un diavoletto tentatore che stimola il tuo erotismo e ti fa abbandonare ogni freno inibitore… un accompagnatore discreto ma irresistibilmente tentatore.
Dimmi solo “voglio essere la prossima Jane” qui sotto o scrivimi privatamente con il nick giorgal73 qui o sul telefono su quella famosa app di messaggistica che non si può nominare e vediamo dove ci porta la fantasia (e magari anche la realtà).
Aspetto i vostri commenti… e chissà, magari anche di più!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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